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Monti Azzurri
Monti Azzurri
il territorio dei piccoli incanti

EDICOLE
Le Edicole o Pinture sono di solito poste in incroci di vie importanti o designano i confini dei territori già appartenenti ai monasteri.
Importante il secondo nome dato a questi edifici (Pinture) perché nel tempo è rimasto nella toponomastica pur non esistendo più gli edifici.
Degne di note sono due edicole, una dedicata a S.Lucia che ha dato il nome all'omonimo ponte di Caldarola e un'altra che addirittura oggi rimane dentro la chiesetta di S.Maria della Croce presso Pievefavera. Qui si notano affreschi attribuiti ai De Magistris che rappresentano la Madonna in trono con S.Sbastiano e S.Rocco, quest'ultimo protettore contro la peste, quindi venerato spesso per allontanare il morbo dalle popolazioni.
Il fenomeno del monachesimo che ha trovato in queste zone terreno fertile tant'è che località prendono proprio il nome di Monastero.
I primi insediamenti derivano dai Benedettini che per sfuggire all'invasione longobarda cercavano luoghi solitari dove installare i loro romitori e dedicarsi alla preghiera, alla contemplazione, al lavoro e alla penitenza, ne è testimonianza la Bodia di S.Salvatoredi Rio Socio.
I monaci tuttavia costruirono lungo l'alta valle del Fiastrone altri monasteri e chiese, per esempio l'Abbadia di S.Maria in Iusula nell'attuale frazione di Monastero che sarà riformata da S.Romoaldo.
Inoltre verso il X secolo tutto il territorio comunale di Cessapalombo risultava di pertinenza della abbazia benedettina di Casauria ed appunto in una di queste curtis sorse la chiesa di S.Maria della Impollata esistente fino agli anni ' 40 ormai però del tutto distrutta.
Tra il 1200 e il 1300 quando i monasteri benedettini vivono una certa crisi, anche per il loro legame con certi poteri feudali, si creano spazi per correnti eremitiche che proponevano l'avvento dei mendicanti francescani . Testimonianza di ciò oltre a segni molto più accreditati, come il convento di S.Liberato, sono in queste zone il monastero di Colfano che pare sia stato fondato come romitorio dallo stesso S.Francesco in un suo viaggio nelle Marche e la "Grotta dei Frati" sopra Montalto menzionato come luogo appartenente agli "Eremiti di S.Francesco" in molti documenti del ducato di Camerino soprattutto nei tempi di Caterina Cibo, nipote del papa Clemente VII e moglie di Giovanni Maria de Varano.
Anche in questi luoghi la parola Pieve viene utilizzata per designare località precise come Pieve favera.
La derivazione della parola Pieve è da infondersi dal latino Plebs o meglio Plebs soucha (popolo santo di Dio) che era la comunità dei battezzati che vivevano in un vostro territorio con cappelle minori che dipendevano dalla chiesa madre, dove c'era l'unica fonte battesimale e dove viveva la comunità dei chierici. riallacciandosi alle prime istituzioni romane, cristiane dell'alto medioevo nella Pieve alla giurisdizione religiosa si aggiunse, in seguito, quella civile e amministrativa.
Man mano però l'organizzazione plebana venne sostituita da quella parrocchiana. L'ampliarsi dei domini fondiari, il sorgere dei comuni favorirono il sorgere della parrocchia note frasi più per pressione dei feudatari che per necessità dei fedeli che invece vedevano ancora nella vita un comune, congregato e collegiale, dei chierici punti di riferimento per rivivere la tradizione cristiana.